Sviluppo digitale - cryptocurrencies - Roberto Mazzoni

L'economia digitale come nuova piattaforma competitiva mondiale

Chi vince la presidenza americana

In questo momento non esiste un vincitore per le elezioni presidenziali statunitensi del 2020. Nessuno dei due candidati, Donald Trump o Joe Biden, dispone di voti sufficienti per essere certificato come tale.

La situazione è fluida e ulteriormente confusa dalla cattiva informazione fornita dai media primari che hanno già tentato erroneamente di assegnare la vincita a Joe Biden, prima del tempo.

La consultazione popolare si è conclusa il 3 di novembre con un conteggio dei voti che sembrava favorire Donald Trump, ma lo spoglio delle schede è continuato oltre il termine convenzionale. Nei giorni successivi sono arrivate schede elettorali per corrispondenza che hanno rovesciato il risultato in favore di Biden.

Con la motivazione dell’emergenza sanitaria, alcuni stati hanno infatti consentito il voto per posta, anche se non previsto dalla legislazione corrente. Immediate denunce di potenziali brogli sono state presentate a diverse procure dei singoli stati in cui il voto postale è stato accettato. Solitamente il voto per posta è riservato ai non residenti.

Oltre 400 testimoni oculari hanno prestato testimonianze di schede soppresse, di voti compilati da persone morte e di altre gravi irregolarità. Alcuni voti sono stati già sospesi da alcuni dei giudici consultati.

Impasse giudiziario e ricorso al parlamento dei singoli stati

Come risultato, al momento non esistono voti sufficienti per consentire il normale passaggio alla fase successiva che consisterebbe nella nomina dei 538 grandi elettori che dovranno effettivamente nominare il nuovo presidente. Servono almeno 270 grandi elettori a favore di uno dei due candidati, ma non ci sono. Al momento, in una decina di stati, la situazione è talmente indefinita da non permettere la certificazione del vincitore e quindi manca il quorum per proseguire.

Gli stati soggetto della contestazione sono una decina e in alcuni di questi sono già iniziati i riconteggi. Nel frattempo si attende il pronunciamento delle magistrature locali per accettare oppure escludere i voti sospetti. Qualora non si arrivasse a una definizione giudiziaria in tempo utile, la legislazione americana prevede che la nomina dei grandi elettori sia demandata ai parlamenti locali degli stati in cui la situazione è indecisa.

La totalità dei parlamenti di tali stati è al momento controllata dal partito repubblicano quindi Donald Trump sarebbe favorito in uno scenario del genere.

Qualora anche il ricorso ai parlamenti locali non risolvesse l’impasse, il voto popolare verrebbe scartato e la nomina del presidente sarebbe affidata al Congresso, vale a dire la camera dei deputati federale.

Al momento il Congresso è controllato da una maggioranza democratica, ma la costituzione statunitense prevede che, in un caso di questo tipo, ogni stato disponga di un solo voto, quindi un totale di 50 voti. Al presente, 33 stati sono controllati dal partito repubblicano e questo favorirebbe di nuovo Donald Trump.

Crisi economica all’orizzonte per i colossi della tecnologia

L’economia americana ancora risente del lockdown primaverile. Ci sono netti segni di ripresa, ma l’incertezza politica non è favorevole. Gli USA sono tuttora in uno stato di crisi che potrebbe deteriorare rapidamente.

In particolare, diversi analisi finanziari ritengono che il valore della borsa americana sia fortemente inflazionato e che un crollo dei valori sia all’orizzonte. Secondo Jeffrey Gundlach, per esempio, le azioni delle principali aziende di tecnologia, Apple, Microsoft, Google, Facebook eccetera, crolleranno entro 18 mesi.

C’è quindi un potenziale di cambiamento nelle posizioni di vertice nella tecnologia. Il che offre opportunità per chi vuole entrare nel settore oppure reinvetare la propria posizione nella tecnologia e nello sviluppo.

Roberto Mazzoni

Comments

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  • MARIANO PEDERSOLI

    Eccellente esposizione. Desidero seguire l'informazione sul digitale. Grazie
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