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L'economia digitale come nuova piattaforma competitiva mondiale

Cryptovalute, Bitcoin diventa un affare di stato

L’applicazione delle cryptocurrencies a livello politico e statale è ormai una realtà. In dieci anni di vita, dalla nascita di Bitcoin alle successive applicazioni in  campi diversi, Blockchain non è mai stata violata. In un mondo che vede una nuova vittima del crimine informatico ogni 18 secondi, dove nessuna azienda oppure ente pubblico possono dichiararsi al sicuro, Blockchain porta una ventata di speranza.

Non c’ è società di software al mondo che non stia sviluppando software su Blockchain. Solo 2017 ci sono state 27.000 startup dedicate espressamente a questa nuova tecnologia nei soli Stati Uniti. Nei primi sei mesi del 2018 ne sono arrivate altre 28.000.

Non solo Blockchain è rimasta inviolata per un tempo inconcepibilmente lungo rispetto ad altri sistemi informatici, ma trova possibile applicazione in qualsiasi aspetto della società. Si parla infatti di Internet dei valori oppure di Internet 3.0.

Questa incredibile evoluzione sta portando alcuni Stati ad adottare il sistema per creare monete proprie. Curacao, ad esempio, ha deciso di utilizzare blockchain per emettere la propria moneta che potrà essere utilizzata per qualsiasi transazione internazionale.

Nel frattempo Russia, Turchia e altri Paesi che sono stati colpiti da varie forme di embargo come l’Iran, stanno già attivamente usando Bitcoin per pagarsi tra loro.  In tal modo scavalcano il blocco finanziario imposto dagli Stati Uniti e usano Bitcoin invece dei dollari per gli scambi tra una nazione e l’altra.

Una tecnologia aperta a tutti e in rapida evoluzione

Blockchain è sostanzialmente una sorta di “libro mastro” di nuova generazione che può memorizzare in modo indelebile transazioni finanziarie, contratti e persino dati riservati. E’ una tecnologia su cui si è lavorato sin dai primi anni Ottanta e che ha trovato concretizzazione solo nel 2008 con la pubblicazione del famoso white paper: “Bitcoin: A Peer-to-Peer Electronic Cash System” con la firma pesudonima di Satoshi Nakamoto.

Il sistema si basa sulla partecipazione di un gran numero di sistemi interconnessi in rete che condividono, esaminano e validano le transazioni avvenute. Non esiste un singolo sistema centrale che possa essere attaccato e compromesso.

Nel mondo di Blockchain tutti i sistemi interconnessi devono concordare sull’ultima versione del “registro” condiviso. Il sistemi colpiti dagli hacker vengono automaticamente esclusi e costretti a ripartire da zero, copiando l’ultima versione del registro dagli altri. Ciascuna transazione è collegata indissolubilmente alle precedenti seguendo una catena perpetua.

Per poter manomettere il sistema un hacker dovrebbe colpire tutti i sistemi contemporaneamente e modificare tutte le transazioni a ritroso. Un’impresa praticamente impossibile anche per gli hacker più esperti e dotati.

Roberto Mazzoni

 

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